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Donne e Motori non legano?

È un vecchio luogo comune largamente diffuso, quello che vede le donne e le automobili come due mondi distinti e separati, se non addirittura avversi. Da sempre infatti, le donne vengono considerate delle guidatrici non molto dotate o comunque non alla pari dei loro “colleghi” uomini. Impacciate, inesperte, impreparate riguardo le caratteristiche tecniche delle varie auto, insomma “donne e motori non legano”. Ma siamo sicuri che sia davvero così?

Vediamo quindi chi sono le donne che hanno lasciato il segno nella storia dell’industria dell’automobile.

Sembra assurdo pensarci oggi, ma fino al 1903 le automobili erano sprovviste di tergicristalli. Questi oggetti così banali e ormai indispensabili, sono stati ideati da Mary Anderson, che osservando un uomo intento a ripulire il parabrezza di un’autovettura dalla neve, ebbe l’dea di progettare un dispositivo in grado di tenere il vetro sempre pulito, garantendo così al guidatore una migliore visibilità.

Sempre per quanto riguarda le donne divenute celebri per il loro contributo al mondo automotive, vale la pena nominare Dorothy Levitt che, oltre ad aver avuto una brillante carriera come pilota (per cui divenne nota come “ragazza più veloce del mondo” dopo aver raggiunto i 146 km/h), nel 1909 si prese anche il merito di aver inventato gli specchietti retrovisori.

Il contributo delle donne al mondo delle automobili non si limita però ai miglioramenti tecnici delle vetture. Bertha Benz fu, difatti, l’imprenditrice che sostenne in modo fondamentale l’invenzione del primo motore d’auto, ideato dal marito Carl. Nel 1888 la Benz compì il primo vero lungo viaggio in auto, dimostrando così l’idoneità del nuovo mezzo di trasporto alle lunghe percorrenze.

Sempre per quel che riguarda le donne imprenditrici, abbiamo poi Sophie Opel, che prese le redini di quella che all’epoca era conosciuta con il nome di Opelwerke nel 1913, dopo la morte del marito, diventando di fatto la prima donna a capo di un’industria automobilistica. Guiderà l’azienda per ben 18 anni.

La seconda guerra mondiale, proprio per l’alto numero di uomini mandati al fronte, fece sì che le donne iniziassero ad approcciarsi a mestieri una volta riservati solamente ai propri mariti, acquisendo, di conseguenza, maggiore indipendenza. Ciò si ripercosse ovviamente anche nel mondo dell’automobile: sempre più donne come Betty Haig, Yvonne Simon e Anne Hall si affermarono come vere e proprie campionesse nel mondo delle corse su quattro ruote vincendo premi importanti in tutta Europa.

Tra i più importanti record femminili nel mondo delle corse automobilistiche, va sicuramente citata Camille Du Gast, la prima pilota professionista che nel 1901 gareggiò contro piloti uomini, aprendo la strada ad altre donne che sentivano il richiamo della pista; e Maria Teresa De Filippis, che nel 1958 diventò la prima donna a prendere parte ad un Gran Premio di Formula 1 a Monaco, a bordo di una Maserati.

Piloti, manager, ingegneri, designer, giornaliste e scrittrici. Abbiamo visto come le donne abbiano effettivamente dato molto di più di “un tocco di rosa”, perché, come disse D’Annunzio “l’automobile è femmina”.

Saranno appunto le donne le protagoniste del Pink Motor Day, un evento ideato da Fleet Magazine che si terrà venerdì 6 Marzo 2020 a Milano. L’evento sarà un’occasione per approfondire alcuni temi importanti come, ad esempio, le maggiori difficoltà tra cui si devono destreggiare le donne in un settore che è ancora dominato da logiche maschili. 

E, sempre per restare nel tema del rapporto tra donne e motori, Namirent lancia la sua promo Ford Puma